Recensione Virtua Fighter PC (1996, SEGA, PC)

Pensavate che fosse la versione coin op? Scelta sensata, ma banale… Oppure la versione Saturn? No no, io ero lo stronzo che aveva ancora il glorioso Megadrive (ma avevo il buonsenso di evitare la versione 2d, buona ma troppo modesta, per il 16 bit). E allora eccomi qua a ricordare la versione PC di Virtua Fighter, acquistata in tandem a quella di Sega Rally Championship, già da me recensito mesi fa. E mi andò pure bene ad averlo, visto che pochi giorni il port sparì dai negozi ed edicole della città. E soprattutto visto che si trattò di uno dei pochi port decenti della Sega sul mondo PC, specie negli anni dell’era Saturn. Bisogna dire che questa versione non è altro che il port di Virtua Fighter Remix per Saturn, appunto. Con tutti gli extra e miglioramenti di sorta rispetto al VF originale.

Che Virtua Fighter sia da sempre uno dei pochi realistici picchiaduro sulla piazza lo si intuisce non solo tecniche eseguibili, ma in special modo dalle mazzate che si prendono affrontando i primi match a cuor leggero. La fisicità, la rudezza, la poca spettacolarizzazione mostrano una scuola di pensiero marziale applicata al videogioco tutta votata alla realizzazione dello scontro duro e netto, al contrario di altri esempi di picchia-picchia “realistici” quale i DoA o il buon Fighter’s Destiny (lampi di fuoco a parte, claro). Una dinamica di combattimento che riprende in maniera lampante i dettami delle diverse Ryu del Karate, e questo lo si nota anche nella rudezza del Ninja (che esprime un ninjitsu piuttosto statico, appunto realmente tutt’altro che vero stile del Ninpo) che degli altri lottatori, pur restando ampiamente plausibili tutte le varie discipline rappresentate, così come la dinamica degli impatti, malgrado le limitazione tecniche risalenti alla fisica che ancora si portava dal ’93 (nonostante i miglioramenti ed il Motion Capture), quando era uno dei primi giochi a mostrare i fichissimi poligoni e la tostissima tridimensionalità del Model 1 al mondo. Scontro diretto e ragionato, molto ragionato, dove un solo errore significava “Cazzi amari” e si imprecava in numerose lingue per un match perso per un passo in più o in meno. Oppure per essere caduti dal ring (c’era pure questo, porc…)

Trasuda stile, Virtua Fighter. Anche se sai che, in pieno 1996, dovrai soffrire come un cane con il Microsoft Sidewinder collegato alla porta Giochi, quella abbastanza simile alla porta parallela (“Te lo sogni un’arcade stick, eh”? sembra dirmi Akira). Non si resiste alla scritta SEGA appena si avvia il gioco; non si resiste alla scelta, pur se non eccezionale, delle opzioni di gioco disponibili. Non si resiste alla caratterizzazione dei suoi eroi, rappresentati in maniera superba da un menu di selezione che ha fatto scuola, tutto sfolgorare di artworks del roster (per poi scoprire con sommo gaudio che nella cartella di installazione si trovano le immagini complete dei lottatori in bmp). Ci si getta a capofitto in un gameplay che è una droga virtuale piacevole assai. Massì, la grafica su Pc non era poi il massimo assoluto, del resto sul piano strettamente poligonale c’era di meglio nel mondo PC/DOS (non nel settore picchiaduro, sia chiaro) e da lì a breve Virtua Figher 2 sarebbe arrivato a sconvolgere la situazione. Però quanto erano piacevoli quei modelli texurizzati bene (grazie, AM1… e grazie al Saturn, in effetti) ed animati superbamente, in maniera coerente, plausibile, concreta, realizzavano corpi dinamici, sostanziosi nelle loro digitale esistenza. Animazioni realistiche, veloci, furenti, che hanno fatto scuola, bontà di un port PC più che positivo, fortunatamente, con movenze fluide senza la minima incertezza di framerate (in fondo, è Virtua Fighter Remix, eh!) e, cosa più importante, velocissima risposta ai comandi, anche (incredibile) da tastiera. Peccato solo per gli sfondi bidimensionali, abbastanza piatti e noiosi. Ma chi li vede, nel pieno della mattanza?

Virtua Fighter è la fiera del pensiero ludico che si dibatte tra “cazzerola, bella grafica e come si muovono questi!” fino a “prendì questo, e questo, e poi questo, brutto stronzo” nel giro di pochi secondi, mentre stendiamo la CPU che osa sfidarci, in un’oscillazione continua tra ammirazione e furia furente furentissima del Budoka. E del resto, anche musicalmente la situazione era favorevolissima, con arrangiamenti piacevoli ed effetti sonori più che buoni. “Otto lottatori per me, posson bastare…” ci cantiamo da soli, tanto chi è che pensa a criticare VF ed il suo bagaglio ludico sul piano della longevità? Anzi, da quando si giudica un picchiaduro per la longevità? Giusto per informazione, abbiamo l’Arcade Mode, il VS (la portata più gustosa, ovvio), il buonissimo Team Battle, il Watch Mode ed il Ranking Mode (che poi sarebbe il surival, in effetti). Ed un buon numero di combo e prese per ogni lottatore.

Si fremeva come manguste a VF, e lo si fa a ancora (e la mia ultra-antica copia, in tutta franchezza, è installata su un vecchio portatile, con XP installato, bello lì pronto per il retrogaming). Con la classica febbre del “una partita e poi smetto”. Non si smetteva mai. Il primo Sidewinder ebbe vita breve, per merito suo. Era inevitabile. Era benedetto, aggiungo io. Su PC la situazione picchiaduro era tragica, e questo port rappresentava la luce. Tecnicamente ineccepibile (peccato che i bastardi che si occuperanno del seguito faranno un port mediocre), ludicamente irreprensibile, massiccio ed elegantissimo pure nei menu di gioco, manco volesse cogliere recensioni anche su quelli (e gli artworks li meriterebbero). Quindi che altro dovrei aggiungere? Virtua Fighter è già leggenda, altre parole sarebbero sprecate: prendete un pad PCistico o Consolistico e giocate, piuttosto di perdervi nella nostalgia, che Sarah ed i suoi grezzissimi poligoni ha ancora voglia di prendervi a mazzate.

Giudizio finale:  CULT!!!

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1 Commento

  1. medistratto

     /  7 agosto 2012

    Beeeeeeellissimo!

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