Recensione Wild 9 (1998, Shiny Entertainment, PlayStation)

Ogni tanto anch’io mi dedico alla simpatica via del platform, lo ammetto. A parte, gli ovvi Crash Bandicoot, la vecchia Ps1 aveva numerosissimi esempi di qualità in questo settore, e Wild 9 è uno di questi. Esso fa parte della categoria dei giochi che divorai dal primo all’ultimo byte pur senza possederlo fisicamente, grazie alle quotidione sessioni pomeridiane di gaming a casa di un mio amico ai quei baldi tempi delle scuole medie. Lo ricordo come se fosse ora, un pò come successe con Perfect Dark che conclusi insperatamente sul N64 di un compagno di scuola, ma qui ho la colpa che si tratta di un gioco Ps1, console che possiedo, non di una macchina “straniera”: dovevo comprarlo all’epoca, lo farò a breve per redimermi, il gioco merita, come andremo a vedere. La trama del gioco è davvero semplice: in un futuro prossimo, un mostro grosso e cattivo vuole dominare il mondo partendo proprio da New York (per una volta non Tokyo, strano..) e l’unico che può fermarlo è il nostro eroe, Wex…

La prima cosa che notiamo di Wild 9, prima ancora di grafica, gameplay e tutto il resto, è il particolare stile impresso dai designer al prodotto. La caratterizzazione dei menu, dei personaggi, delle ambientazioni è improntata alla fantascienza fumettosa, direi quasi da comics americani, versante comico-demenziale. Molto piacevole, lo si nota subito già dalle prime schermate di loading. In effetti, tutto il gioco è costruito come un’avventura fumettosa e demenziale, e le vignette/scenette davvero spassose non si contano, non solo nei menu. La seconda cosa che balza all’occhio è la particolare scelta dell’engine scelto dalla buona vecchia Shiny (ricordiamo autori dei sempreverdi MDK): siamo di fronte ad un 2.5D, cioè nè 3d nè 2d, come il grande Einhander della Squaresoft. Gameplay assolutamente bidimensionale, con occasionali spostamenti di inquadratura che rivelano la costruzione 3d dei più dell’ottanta per cento dei livelli, ma utili sono all’estetica, perchè il gioco procede sui binari avanti/indietro. Non è una scelta dettata dalla pesantezza dell’engine o chissàcosa, è invece una conseguenza della presenza del RIG, ossia la terza caratteristica unica del prodotto. Il RIG è una sorta di braccio meccanico/energetico multifunzione in dotazione al protagonista, capace di plasmarsi in diverse maniere a seconda delle occasioni, passando da arma (scarica elettrica) a rampino elastico per raggiungere posizioni elevate. Un pò stile Bionic Commando (quello vecchio, epico, un pò meno il remake, mediocre…), per intenderci. Il RIG è il vero cuore del gioco, grazie ad esso le possibilità di attacco/difesa del protagonista si estendono a 360°, e qui si spiega la scelta di uno stile bidimensionale, estremamente funzionale e familiare al primo utilizzo. Quindi possiamo sfruttare il nostro super arto per compiere numerose azioni, e qui la Shiny ha variegato il gameplay in maniera notevole. I livelli infatti sono suddivisi in più categorie: abbiamo i classici stage tutti salti, trappole, piattaforme e nemici in attesa dove scatenare le nostre armi (oltre al RIG); si prosegue poi con livelli dove addirittura si guidano mezzi per inseguire alcuni boss, sfuggendo a numerosi ostacoli e salvando noi e il mezzo grazie al nostro arto ipertech; si conclude con i livelli in caduta libera, stile paracadutisti, dove dobbiamo fingerci dei novelli Spiderman usando il nostro RIG per saltare di punto in punto. Oltre alla favolosa gestione dei cambi di inquadratura specifica per ogni sezione, la cosa che più è notevole è che tutti i livelli danno abbastanza filo da torcere, a parte il primo che è di introduzione. Ricordo bene che per superare il livello 7, io ed il mio amico impiegammo diverse giornate per un dannato salto che finiva puntualmente nell’elica assassina posta sotto di noi. Ci volle tempo per capire che il RIG poteva essere sfruttato in più maniere di quante ci si aspetterebbe, per esempio come esempio come spinta verticale 🙂 . Come si intuisce il level design è ottimo e molto simpatico in ogni stage; abbastanza impegnativi anche i boss di fine livello. Tra l’altro i segreti nascosti qua e là sono numerosi, questo contribuisce ad una eventuale rigiocabilità (cosa rara, nei platform).

Tecnicamente il titolo si difende bene, il dettaglio delle texture è buono ed i modelli abbastanza piacevoli e ben animati. Anche nelle situazioni più concitate di utilizzo del RIG e di notevole presenza di effetti di luce la velocità è sempre al massimo. L’audio è sufficiente, sia come suoni che come musiche, ed è l’unico vero difetto del gioco, in effetti. In conclusione Wild 9 è il classico esempio di gioco piacevole, “gustoso” da avere, utile per un sano divertimento occasionale di breve durata, magari per uno stacco tra un complesso RPG e un frenetico FPS. Un bel giochillo davvero, che intendo comprare al più presto per riprovare le emozioni di un tempo. Divertente, per tutti.

Giudizio finale: GOOD!!!

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