Recensione Turok: Dinosaur Hunter (1997, Acclaim, PC/Nintendo 64)

Gli anni ruggenti dell’Acclaim li ricordiamo tutti, sia gli utenti PC che quelli console. I tempi di ReVolt, Forsaken, Shadow Men e naturalmente Turok. In quel periodo l’Iguana era un team affiatato ed ottimamente coordinato, capace di sfornare capolavori su capolavori. Ma è ormai un’epoca passata, quando ancora nelle edicole i giornali più vari pubblicavano edizioni complete dei giochi vecchi al massimo di un anno in versione budget ma complete di manuale e cover perfette. Difatti fu tramite la Gazzetta dello Sport che scoprì questo Turok. Erano i tempi in cui il giornale milanese non si riduceva (come oggi) a vendere monili di ogni tipo in allegato/abbonamento per risollevare le scarse vendite cartacee ma piuttosto preferirva allegare giochi PC Windows (e mi sovviene anche l’azzeccato acquisto di Croc, in tal senso… che ricordi :)). Ma non divaghiamo, riportiamo l’attenzione su questo degno FPS che davvero fu una sorpresa.

Nel 1997 su PC avevo già divorato Doom 1 e 2, già scoperto Quake 1 e 2 oltre ad Hexen, già consumato il cd del mitico Heretic. Ero abbastanza avvezzo agli FPS del tempo, quando ancora il mouse non era la periferica preferita per la mira ed i tasti Pg Su e Pg Giù servivano a muovere la visuale. Mi ricordo che inserì il cd nel lettore con viva curiosità, rapito dall’immagine del nostro misterioso cacciatore indiano che lottava con il coltello a tu per tu con un velociraptor. Come tutti i bambini di quel periodo, amavo Jurassic Park e tutti quei rettili assetati di sangue quindi fui attratto subito dal prodotto, era inevitabile. Installai il gioco e mi si presentava una schermata del main davvero piacevole, tutta in 3d, dove procedo subito a dar un’occhiata alle opzioni, giusto per assicurarsi di disabilitare le opzioni 3dfx 🙂 . Poi iniziai! La storia narra della lotta del nostro eroe, un nativo americano soprannominato Turok, contro un antico Stregone che vuole riportare l’umanità alla preistoria usando una macchina del tempo potentissima. Nell’inseguirlo, il nostro prode indiano dovrà attraversare un mondo esotico e misterioso, letteralmente avvolto nella nebbia più fitta. La prima cosa che si ricorda pensando al primo Turok è la nebbia, ammettiamolo; il livello iniziale nella giungla dove si vede appena appena ad un palmo di naso è una delle immagini più classiche della storia degli FPS. Si notava subito la differenza rispetto allo stile Id Software/Raven Sotware. Il pericolo era presente ovunque, ma si cercava di nasconderlo ed incutere un certo timore man mano che si avanzava. Così accadeva che dalla nebbia sentivamo dei passi sempre più veloci e pressanti finchè ci si ritrovava davanti un Raptor incazzato ed affamato, che prontamente facevamo fuori con la pistola. Il primo Raptor ammazzato non si scorda mai. Da questo incipit si scopre la natura invero abbastanza lineare e noiosa dei livelli comprendendo che la nebbia è un diversivo utile a nascondere alcune magagne di design, oltre ai nemici. Un diversivo abbastanza efficace. Il gioco si sviluppa su tutta una serie di mappe diverse (inclusi i classici vulcani preistorici e le rovine antiche dei nativi) dove affronteremo un gran numero di specie di sauri diversi oltre a nativi della giungla abbastanza bastardi e numerosi da abbattere, ma lo shotgun serve proprio a questo, grazie anche ad una discreta disponibilità di munizioni e di medipack in giro. Un must è l’arco, che quando lo avrete ottenuto vi farà sentire dei veri cacciatori leggendari.  In effetti, il gioco non è proprio difficile, ma scorre piacevole, grazie al fascino dell’ambientazione ed ai nostri amici rettili. Quello che si capisce al volo è che è un FPS nato per console, cioè per il Nintendo 64. Ciò significa che spesso la visuale, i passaggi nelle sezioni “platform”, le sessioni di fuoco, sono facilitate da tutto un sistema di controllo e di AI che non prevede l’utilizzo della vecchia combinazione strafe-left strafe right più il salto rapido alla Quake. Qui l’azione è abbastanza guidata nello spostamento della mira (malgrado il solo uso di tastiera) ed i nemici si dimostrano più abbordabili rispetto ad un Hexen qualsiasi, per intenderci. E’ un’ovvia conseguenza di una trasposizione da console. Le mappe di gioco sono 8 e purtroppo non era presente nessuna modalità multiplayer, nemmeno in split-screen ed è un peccato.

Tecnicamente Turok PC soffriva di un certo complesso di inferiorità. Dopo Quake, Quake 2 e con l’avvento di Sin e Half Life, il motore grafico nel 97-98 poteva essere considerato senza dubbio buono, veloce e ben gestito ma non clamoroso, rivoluzionario o spettacolare. Il Nintendo 64 era tutto un’altro mondo, qui su computer la situazione era diversa. Un buon reparto grafico, con delle lodevoli texture e ottimi modelli dei sauri, ma tutto qui. Molto, molto buono l’audio sia per gli effetti delle armi sia per i terrificanti versi dei sauri, che sembrano uscire direttamente da Jurassic Park. Insomma, il prodotto era un bel giocone già al suo tempo e rimane buono anche oggi per il suo fascino squisitamente retrò. Se lo trovate in qualche fondo di magazzino prendetelo pure, perchè è un pezzo raro, molto più raro della versione N64. Consigliato a tutti, divertimento assicurato.

Giudizio Finale: GOOD

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