Recensione Sonic the Hedgehog (1991, Sega, Megadrive)

“Dove diavolo è quella cassetta di Sonic?!”, mi chiedevo spesso da piccolo, quando ero molto sbadato (ma lo sono ancora) e perdevo sempre la mia amata copia tra i cuscini del divano e le coperte, con il joyoad poggiato sul letto, mentre la combo TV+Megadrive attendevano solo che trovassi l’ambito premio per iniziare una nuova partita. Eccolo qui, il gioco che più mi ha portato verso quella filosofia ludica, di stampo arcade, targata Sega. Tutto per un simpatico riccio/porcospino blu che correva come un matto. Molto, molto più carismatico del buon Alex Kidd, lasciato un pò anzitempo sulla Rom del Master Sytem posto appena sotto il MD. C’era poco da fare, il nostro “Blue Hero” era ipnotico, veloce, eroico nel suo propagarsi su e giù in quel suo mondo tutto salti, rampe, giri della morte, super lanci… Fu con lui, con Sonic, che abbandonai per sempre ogni possibilità di diventare un Nintendaro, lasciando al suo oblio un vecchio NES regalo di un mio lontano cugino.

Difatti, Mario (anzi scusate, Super Mario) non mi attirava neanche un pò, ed in effetti ache oggi la situazione non è cambiata. Non me ne vogliano i miei amici Nintendari, ma non trovavo emozione, tensione, senso dell’avventura nei salti di quel simpatico idraulico nel suo mondo dei funghi. Trovavo (e trovo) invece in Sonic The Hedgehog una Rivoluzione del gaming, con la R maiuscola, che porta il marchio del platform moderno, capace di scuotere tutti i platform successivi come Rayman, Crash e molti altri. Il dinamismo, la velocità, i colori, tutto si muoveva a velocità per l’epoca sconosciute, come una piccola palla blu impazzita che lasciava esterefatti nei suoi movimenti. Una simpatica furia, il nostro eroe, che sfidava i limiti della gravità compiendo azioni incredibili. Merito anche di un ottimo level design, che supera la logica dei “blocchi” o delle piattaforme e si evolve in ambienti che simulano una sorta di “bi-tridimensionalità” primitiva (passatemi il termine), visibile nella maniera più lampante nelle sezioni a spirale, dove effettivamente è impossibile non notare l’effetto di “cambio di traiettoria” apparente compiuto nell’atto di passare. Tocchi di classe di un sistema grafico notevole, velocissimo, quasi fulmineo, e capace di gestire sprite, effetti di scrolling e un gran numero di colori come se niente fosse. Un gioco dove la velocità è la Signora indiscussa di tutto potrebbe svilupparsi solo su un piano orizzontale ma sarebbe stato abbastanza banale. La Sega optò allora per livelli visitabili in più zone, in alto ed in basso, scegliendo alcuni passaggi invece che altri. Questo ha permesso di creare ambienti grandi e articolati, dove trovare segreti, bonus, anelli (i punti) e qualche extra piacevole. Ogni sezione, a partire dalla mitica Gren Hill Zone, può allora essere rigiocata con piacere più volte, per carpirne tutti i segreti, letteralmente in lungo ed in largo. E come non lodare lo stile grafico, a partire dalla caratterizzazione dei nostri eroi, nonchè del cattivone di turno, Dott. Robotnik (oggi chiamato Eggman :)) e un comparto sonoro piacevolissimo e mai fastidioso, funzionale e adatto di volta in volta al tema del livello.

Sembra a volte di non poterlo controllare, il buon Sonic, nella sua corsa sconfinata. Ma è solo un’illusione, la stessa che Sega ci propone da anni anche in Outrun, ad esempio. Il controllo è totale, ma la velocità è così ben resa da dar l’impressione di non poter cambiare le sorti di un Game Over, per poi accorgersi che il riccio blu risponde prontamente ai comandi, con una precisione notevolissima, avvantaggiata dal buon joypad del MD. La verità, signori miei, è che questo esempio, fulgido e semplice al tempo stesso, di gameplay ha in sè la tutta la filosofia intrinseca nel DNA Sega: la corsa, la furia, il divertimento sfrenato e senza limiti, i colori, l’umorismo, la libertà di sognare (che importanza ha se limitata in 2d, i sogni di un piccolo gamer che cresceva andavano ben oltre i puri limiti formali e hardware :)). Sonic fa parte della categoria dei giochi che ridefiniscono un’epoca ed è ovviamente la condizione sufficiente e necessaria per avere un Megadrive. Il Megadrive E’ Sonic, così come Sonic è l’essenza della Sega. Impossibile non amarlo, è la scuola del 16 bit. Grazie a Naoto Oshima, Hirokazu Yasuhara e Yuji Naka per aver ideato il nostro eroe. E grazie a Sega, di esistere. 

Giudizio finale: LEGEND !!!!

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