Danny Sullivan’s Indy Heat

“Una perla in mezzo ai diamanti”

SVILUPPATORE: Leland Corporation

ANNO: 1991

STORIA: Ho appena finito di guardare la lista di Roms per NES che possiedo nel mio pc. Classificate per lettere dell’alfabeto, tante, tantissime… arrivo alla cartella denominata “I” e non posso fare a meno di notare un gioco veramente bello. Ho deciso, adesso, che scriverò la recensione di questo titolo, anche se a dire il vero ero partito col recensire tutt’altroa..ma lo faccio perchè ho sempre apprezzato il gioco di cui sto parlando e, da sempre, lo ritengo, semplicemente, una perla. Una perla in mezzo ai diamanti… perchè non vale tanto quanto i diamanti, ma in mezzo a loro ci sta benissimo.
Perchè siamo nel 1991 e questo è l’anno di “The Simpsons: Bart vs. the Space Mutants” (NES), di “The Legend of Zelda: A Link to the Past” (SNES), di“Metroid II: Return of Samus” e di “Kid Icarus: Of Myths and Monsters” (entrambi per GAME BOY), di “Street Fighter II” e, niente popò di meno che, di“Lemmings”. Se non sono diamanti questi, chi potrebbe mai esserlo?
Siamo in un periodo di profondo cambiamento…stanno nascendo nuove piattaforme, le idee crescono e sono nell’aria, ci si affida a grandi tecnologie, la fantasia cresce traendo beneficio dalle nuove possibilità e opportunità che i nuovi sistemi offrono e la gente è stanca di cose vecchie e superate. Ma il NES, nel 91, era tutt’altro che superato. Ci sono giochi nascosti nell’ombra, poco conosciuti, ma che si rivelano come “piccoli” grandi capolavori, piccole perle di saggezza videoludica.
Parliamo di dunque di “Danny Sullivan’s Indy Heat”, titolo sviluppato e distribuito da Leland Corporation, autrice di giochi come “Off Road Challenge” per Nintendo 64 e “Dragon’s Lair II: Time Warp“, titoli bene o male abbastanza famosi e apprezzati. Parlavo di perle in mezzo ai diamanti perchè sicuramente nel 91 c’era grande fermento per il progredire di piattaforme quali il PC, la/il Super Nintendo, il Sega Master System 2, il Game Boy e ovviamente c’era fermento per i “seguiti” dei titoli che per anni furono giocati sul NES e sulle altre piattaforme ad 8 Bit.
Indy Heat nasce come “Arcade Game” ovvero come titolo da sala-giochi e successivamente, precisamente nel 92, viene riadattato per i sistemi AMIGA e NES. Andando un po a naso presumo che scelta di svilupparlo per questi due sistemi “casalinghi” fu suggerita dal grande successo che ebbe dentro la sala-giochi e, sopratutto, per il grande valore videoludico che possiede. Non a caso risulta essere, a mio parere, una della simulazioni di guida più divertenti (seppure poco longevo nel suo insieme) mai sviluppate per piattaforme a 8 bit e similari. Del resto si era vista poca roba fino a quel momento in termini di simulazioni sportive di guida… Ma potremmo provare a fare una piccola analisi di quel periodo che ci aiuterebbe anche a formare l’idea di fondo di Indy Heat. Nel lontano 84 usciva in giappone “F1 Race”, di Nintendo, che diede il via alle simulazioni di guida con visuale posteriore. Molti anni dopo, nel 90, esce “Days of Thunder”, una delle prime simulazioni sulla NASCAR ad 8 bit che introduce anche la visuale in prima persona dall’interno dell’automobile e infine, sempre nel 90, esce “Bigfoot” che mette in scena i Monster Truck con visuale aerea.
Cos’hanno in comune questi giochi? Assolutamente niente, tranne la categoria ai quali appartengono…ma da loro possiamo estrapolare alcuni tratti importantissimi di Indy Heat che sembra volersi staccare a tutti i costi dalle indiscusse doti qualitative e tecniche di quei 3 giochi cercando di crearsi un’immagine propria, forte, determinata a “cambiare un po le cose”, a cambiare il modo di vedere i giochi di guida. E direi che ci è riuscito magnificamente.
Quando sei un bambino di 10 anni (il mio personalissimo caso), abituato ai noiosi giochi di guida con visuale posteriore in cui devi correre correre correre e ancora correre appresso ad una strada che non finisce mai senza ricavarne niente, vedere Indy Heat ti fa uno strano effetto…ma decisamente gradevole. Visuale aerea STATICA (PAZZESCO per i tempi), una pista PIENA DI CURVE, lunga e tortuosa, che rientra interamente entro lo schermo della TV lasciando intravedere anche parti esterne ad essa (come cartelloni, stadi di calcio, pubblico nelle gradinate, alberi ed edifici), colori vivi… vivissimi, pubblico, box con meccanici, e macchinine colorate come tante “Micro Machines” che sembrano volare su quella pista. Questo è Indy Heat.
Dai primi minuti di gioco si capisce subito che è uno di quei titoli che ti tengono incollato alla sedia per ore… è frenetico ma al tempo stesso uno spasso perchè è ricco di colpi di scena, di imprevisti che possono cambiare l’esito della gara da un momento all’altro e questo fa si che il gioco acquisti notevole spessore in termini di trasporto dell’utente e di giocabilità.

MODALITA’ DI GIOCO: Niente opzioni… il gioco ti butta subito dentro la mischia. Nove piste previste in giro per gli Stati Uniti, che si differiscono per difficoltà, caratteristiche del tracciato (curve, ostacoli ecc ecc…), posizione geografica e quindi aspetto estetico dell’ambiente, e numero di giri previsti (da 5 a 12, dalle piste più lente a quelle veloci). La particolarità che rende Indy Heat un gioco veramente SPASSOSO è il fatto che possono giocare contemporaneamente fino a 4 persone usufruendo il multi-tap (nel caso del NES) il che offre di sicuro un’esperienza di primo livello nell’ambito del divertimento e dell’interazione con gli “avversari” sia umani che virtuali. Una volta scelto il nome e l’aspetto del nostro pilota possiamo “customizzare” la nostra vettura (che ovviamente è una IndyCar) in base alle nostre esigenze. Possiamo aumentare la potenza del motore, aumentare il turbo, aumentare la bravura dei nostri meccanici e regolare lo sterzo delle ruote. Tutto ciò viene fatto prima di gareggiare. La gara in se, oltre ad essere molto divertente come detto sopra, appare immediatamente difficile da sostenere… dobbiamo fare i conti con i nostri 4 avversari (tra cui anche il caro Andy Sullivan), con il carburante che comincia a scendere già dal secondo giro, con il turbo che comincia a scarseggiare a causa di ripetute pressioni sul tasto apposito del joypad e con i meccanici dei box che al quarto giro ci richiamano dentro con il cartello apposito, chiedendoci di rientrare per il rifornimento.
Detto così sembra di descrivere un giochetto per bimbi, eppure è davvero un piacere sfidare quelle automobiline a suon di turbo e di tattiche per rientrare ai box.

GRAFICA: C’è da precisare, come già detto sopra ma lo ribadisco, che il gioco uscì per diversi sistemi, partendo dal Cabinet da sala-giochi sino ad arrivare ad Amiga e Nes con versioni riadattate sulla base dell’originale Arcade Game. Di sicuro, la versione per NES non eccelle sotto questo punto di vista… i dettagli grafici tipici dell’Arcade Game, come le ombre, la profondità dei colori, la precisione dei tratti e dei pixel, si perdono un po nella conversione lasciando alla versione NES un gradevole senso di pulizia della grafica, ma che pecca di vivacità e brillantezza. C’è da chiarire, però, che la tipologia di grafica adottata, seppure abbastanza semplice nella tecnica e scarna nel complesso, è davvero interessante sia per come si presenta sia per ìciò che presenta… Ai tempi mi colpì davvero tanto il livello di dettaglio e la complessità dei tracciati, che restituivano un effetto molto realistico.

GIOCABILITA’: Beh, parlando di “gioco spassoso” è ovvio che il merito è sopratutto della giocabilità del titolo. Le partite sono rapide, frenetiche e instancabili. L’immersione all’interno della gara è totale e se l’esperienza di gioco si allarga a 4 giocatori “umani”allora la cosa diventa ancora più divertente. Questo è ciò che più caratterizza Indy Heat e lo rende un classico intramontabile… la sua naturale propensione verso l’immersione totale nelle azioni di gioco.

MUSICA E SUONI: La costante presenza di musica Swing e Blues (nel menù) alternate con i ritmi rapidi e frenetici delle musiche durante le gare offrono un’esperienza sonora di alto livello. Le musiche sovrastano i suoni ambientali e gli effetti sonori che sono veramente pochi però questa cosa non incide nella fruizione del gioco… del resto, per un gioco del genere, non servono effetti sonori, ma solo tanto trasporto musicale per le gare che si svolgono.

CONTROLLI: Molto intuitivi, i più semplici del genere. Chi conosce giochi di guida di quell’epoca come “Off Road” oppure titoli recentissimi come “Gene Rally” (il quale sistema di controllo è praticamente uguale a quello di Indy Heat) sa di quale sistema di controllo sto parlando. Un tasto per accelerare, uno per il turbo (che non da un effetto continuo ma un effetto secco che si tramuta con un’accelerazione netta in avanti) e i tasti direzionali in parte privi di funzione (parliamo per il tasto SU e GIU’) e la scelta di far usare semplicemente i tasti SINISTRA e DESTRA per comandare la vettura.

GIUDIZIO COMPLESSIVO/REPLAY VALUE: Ho deciso di recensire questo gioco perchè quando ho tempo per giocare un po con l’emulatore del NES, questo è uno di quei giochi che devo provare almeno una volta ad ogni sessione di gioco. Quando ero piccolo mi colpì parecchio per il suo realismo e tutt’ora lo reputo un ottimo titolo in termini di giocabilità e tecnica di realizzazione. Ma la cosa più interessante è il carattere che possiede, la personalità che traspare già dal menù iniziale… un gioco per nulla prepotente e molto umile, per questo immortale… una perla, appunto. ^_^

PAGELLA:

STORIA: 7

GIOCABILITA’: 10

GRAFICA: 7

MUSICA e SUONI: 9

CONTROLLI: 10

REPLAY VALUE: 8

TOT: 8,5

Screenshot: Nell’immagine superiore, ecco come si presentava la versione Arcade del titolo e, subito sotto, l’assetto grafico proposto dal NES, palesemente, più scarno.

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4 commenti

  1. jaaak87

     /  22 novembre 2011

    Grandissimo esordio Andre! 🙂

    Rispondi

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