Recensione Panzer Dragoon Orta (2002, Sega, Xbox)

Questo immenso capolavoro scenografico che vado ad analizzare si innalza ben oltre il concetto di videogioco categoria shooter. Si innalza così alto nel cielo che supera tutti i concetti, i giudizi, i generi, le console. Creatura rara e bella, riportata a nuova vita su 128 bit dalle ceneri del Saturn, un Drago che risorge dal fuoco e si libra forte come non mai, grazie al lavoro di Smilebit, l’ex Team Andromeda responsabile dei precedenti capitoli a 32 bit.

Avevo già provato il primo leggendario Panzer Dragoon molto molto tempo fa, su Pc: non avevo e non ho ancora un Saturn, perdonate il mio peccato che un giorno non troppo lontano espierò. Comunque, mi aveva conquistato e aveva intasato il mio primo PC con Windows 98 prima edizione. Quel drago che volava in un mondo fantasy apparentemente sconfinato, ma attraversato in maniera inesorabile sempre avanti, uno stage più di prima, lottando contro nemici di ogni sorta, mentre orde di creature nemiche cercano di sbarrarti la strada. E quelle ali, quel volo, così vero, così FIERO, malgrado il numero di poligioni e le texture sgranate del tempo… Possedendo da tempo una Xbox, non potevo che fiondarmi su questo titolo, preso in realtà 2 anni dopo la sua uscita. Sapevo che non potevo restare deluso: non c’è un solo titolo Sega sottotono sulla console Microsoft, sfido chiunque a replicare. Ma non mi aspettavo l’incanto, lo stupore, lo strabuzzamento continuo e incredulo degli occhi di fronte a tanta meraviglia, non solo visiva.

La storia verte su Orta, una ragazza rinchiusa in prigione in un mondo misterioso e post-apocalittico, salvata da un’incursione di un drago sul complesso carcerario. In effetti la trama non attira subito il giocatore, ma la scenografia messa in piedi ed il background del mondo, nonchè i colpi di scena davvero ben studiati, rendono la storia davvero interessante, soprattutto verso la fine del gioco. Ma torniamo al gameplay, analizzerò la tecnica successivamente. Affermare che chiamare Panzer Dragoon Orta solo un rail shooter è altamente offensivo nei suoi confronti. Un’eresia, della perggior specie. Perchè qui non si tratta di andare avanti, schivare i colpi e fare fuoco senza sosta. Non solo questo, per la precisione. Qui si tratta di muovere il nostro possentr drago tra un’orgia di laser e fiamme, di decidere i passaggi più protetti dal fuoco nemico nei quali proseguire, di studiare con cura ma con lestezza d’intenti quali nemici abbattere per primi e quanti. E di mantenere sangue freddo, mooolto sangue freddo. Perchè il fuoco viene da ogni direzione. Sissignore, da 360 maledettissimi gradi 🙂 Ci sparano da dietro, da sotto, da sopra, davanti, di lato. E dobbiamo essere pronti a schivare, cambiare visuale in prospettiva posteriore, colpire senza pietà e magari evitare di sbattere contro un ostacolo che ci si parerà davanti. Il sistema di volo ci permette di modificare, per brevi lassi di tempo, la velocità del drago, scattando o rallentando a seconda delle esigenze. Il tasto Y è deputato alla trasformazione del nostro drago. Abbiamo “tre” draghi a disposizione in uno, o meglio tre diverse configurazioni: “standard”, che ci permette di agganciare numerosi bersagli senza perdere troppo in potenza di fuoco e resistenza; “Ali pesanti”, che rende il nostro drago davvero un Panzer, corazzato e devastante, ma molto lento; “Ali leggere”, che rende il nostro fidato amico alato una scheggia imprendibile. Questa scelta viene a compiersi man mano che proseguiamo nell’avventura, visto che all’inizio disponiamo solo della Standard.

ARCADE PURO, DURO E CAZZUTO (ed anche ragionato): questa è Sega, quella vera. La difficoltà del gioco è davvero elevata e sembra che dietro a tutto questo ci sia qualche pazzoide della Treasure imbucatosi al progetto Smilebite. Finire uno stage (sono dieci in totale quelli dello Story) è impresa non da poco, anche perchè i boss sono savvero bastardi e richiedono un minimo di strategia ed attesa per essere annientati. Alla fine di ogni stage riceveremo un voto: all’inizio, senza pratica, prenderemo voti scarsissimi in serie, ma la pratica ripaga. Una volta concluso (con fatica) il gioco, abbiamo ancora un mare di cose da fare. C’è una voce nel menu principale: Scatola di Pandora. E’ una modalità pienza zeppa di Extra sbloccati durante la storia principale: statistiche, record, immaggini, atwork, filmati, musiche ma sopratutto una serie di missioni extra con un personaggio secondario, una sorta di mini gioco supplementare a bordo di altri animali diversi dai draghi. Molto simpatiche, ma anche molto difficili da sbloccare visto che bisogna aver completato la storia con alcuni requisiti ben precisi, tra i quali la media voto sempre “medio-alta”. L’altra sorpresa è l’inclusione bonus del Primo Unico Grande Panzer Dragoon per Saturn, datato 1995, che diverte ancora come un tempo. Difficile da sbloccare anche questo, ma dopo un annetto o due di impegno ce la farete 🙂 Cosa vi aspettavate, un Asteroids facile facile? Qui si combatte, si spara e si vola da eroi, gente 🙂

Ora viene il bello. Alla prima accensione del gioco, iniziata la nuova partita, superato il primo stage, si esclama: “PORCA P*****A!!!”. Segue poi distacco della mascella con conseguente annientamento dei neuroni. Onestamente, sono pochissimi (si contano sulla dita di una mano) i giochi per la X capaci di fare quest’effetto tecnicamente. SPLENDORE grafico massiccio, inesorabile, sognante. Una marea senza fine di poligoni, texture, modelli, effetti particellari, giochi di luce, animazioni… e paesaggi sconfinati, pieni di dettagli e particolarità, tutto in 3d e tutto mosso alla velocità della luce, senza rallentamenti, senza cedimenti… Si resta sotto shock alla vista dei movimenti sinuosi dei draghi, dei nostri nemici e dei boss. Si resta rapiti dalal vista dei soldati che corrono alle postazioni di difesa delle torrette, sotto le nostre ali che solcano i cieli, così piccoli eppure quasi veri… Si fatica davvero a credere di giocare su un 128 bit. Clamoroso, eccezzionale, unico. Una cura per il dettaglio spesso superiore ad altri titoli Sega come Otogi 2, che graficamente è un Dio per la console Microsoft. Alcune volte sembra che le strutture degli stage possano estenderisi all’infinito e si ha l’impressione che in effetti siano più grandi di quanto in realtà servano per il gameplay: quasi fosse un esercizio di stile e potenza dei programmatori… Potrei continuare per ore ma credo che l’unico modo di capire ciò è giocare a Panzer Dragoon Orta. Funzionali gli effetti sonori, specie dei draghi, un pò sottotono quelli nemici, mentre ottime sono le musiche, sempre ben orchestrate, a cura di Hayato Matsuo, già produttore della ost di P. Dragoon Saga per Saturn. Praticamente perfetti gli FMV, davvero stupendi ed evocativi.

Non esiste ragione per non amare quest’epopea, quesa Leggenda che narra di Draghi ed eroi, di mondi e speranze fantasy. Non è solo un capolavoro assoluto, è un must, da giocare e rigiocare. Possono non piacervi i rail shooters; questo è comprensibile. Ma se vi piace il genere e non apprezzate questo immenso, stupendo ed epico tributo ad un antico modo di giocare ormai perduto, allora non vi resta che una cosa da fare: datevi agli scacchi e lasciate per sempre il pad, fate un favore a voi stessi.

Giudizio finale: OVER THE SKY, THE LEGEND

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