Recensione Soul Blade (a.k.a. Soul Edge in Jap, 1996, Namco, PlayStation)

La Namco, nel lontano 1995, aveva fra le mani un potere sconfinato, almeno per l’epoca: il System 11. Pura forza bruta sotto forma di un hardware straordinario, basato sulla cpu R3000 che sarebbe stata la base per la PlayStation. Su questo sistema nacquero il buon Point Blank 3, i primi 2 Tekken e non ultimo questo giocone di cui andrò a parlare. E’ chiaro che i port diretti da qui alla console casalinga Sony sono stati un gioco da ragazzi, sopratutto per Namco che in quanto ad hardware e suo sfruttamento, sa sempre cosa fare. Codesto gioco nasce quindi su arcade con il nome di Soul Edge e viene quindi convertito nel 1996 sulla Ps ed esportato fuori dal Giappone con il nome di Soul Blade. Non esisterebbe alcun Soul Calibur senza questo prodotto. Perchè è qui, tra spade, arene a 360° gradi e strategie ben studiate, che è nato il piacchiaduro moderno. Vedete, Tekken 3 ha certamente dato la migliore grafica per un “picchia” mai uscita su console 32 bit (“e Tobal 2?” direte voi… ), ma come raffinatezza nell’arte del combattimento Soul Blade è il massimo. C’è poco da fare.

Il discorso sul lato tecnico non può prescindere dal considerare l’anno di uscita: il ’96. A quel tempo si era ai vertici, senza dubbio, non solo in fatto di poligoni ma anche di spettacolarità: il filmato introduttivo è qualcosa di fantastico e trascinante anche oggi, soprattutto per la sigla 🙂 . Il port era stato ovviamente indolore, visto il sistema di partenza: numero spropositato di poligoni (per il tempo) e sfondi clamorosamente belli, nonchè spesso animati (l’acqua che scorre mentre combattiamo su una zattera è fenomenale). Clamorosamente bella anche tutta la colonna sonora, leggendaria, quasi epica quando sentiremo quel  “The legend will never die” che ci accompagna ancora oggi nei Soul Calibur. Difatti i personaggi principali sono quasi tutti gli stessi che appariranno nei capitoli successivi a partire dal Dreamcast (e capiremo il perchè della caduta verso il male del moderno Nightmare). Le modalità di gioco sono le classiche Namco con in più l’aggiunta, rispetto all’arcade, di una modalità “a missioni” che ci permette di acquistare nuove armi che possiamo utilizzare a piacimento. Comunque, un gioco del genere non si ama per la tecnica, ma per il contenuto.

Voglio sottolineare quello che ho detto prima riguardo alle arene a 360 gradi. Non esiste alcun sistema così avanzato come questo, su Ps1. Si surclassa di gran lunga sia Dead or Alive che Tekken 3 (dove lo spostamento aveva un ruolo poco marcato e non certo fondamentale). Qui spostarsi significa evitare un fendente dell’arma del nostro avversario, riuscire ad evitare una combo mortale, permetterci di colpire in un modo che un testa a testa frontale ci avrebbe precluso. Soul Blade VUOLE la lotta dinamica. Altrimenti sarà il vostro avversario a rispettare questa regola e magari, senza nemmeno uccidervi, a gettarvi sotto il ring e battervi (caratteristica ripresa anche in Soul Calibur). Ad ogni direzione delle 8 ideali che immaginiamo corrispondono prese e combo diverse. A poco serve parare come scudi umani fermi nelle stesse posizioni di partenza. In effetti restare a parare colpi troppo a lungo non serve proprio ad una mazza, visto che l’arma si danneggia man mano che viene colpita da quella avversaria e dobbiamo fare sempre attenzione all’indicatore sotto la barra di vita se vogliamo ancora usare la nostra Katana, il nostro Bo, il fidato Nunchaku, i letali Kunai (o magari la temibile Soul Edge, lama maledetta cui ruotano tutte le vicende del gioco). Bisogna quindi trovare un equilibrio tra il tempo di attacco, di difesa e di attesa e studio dell’avversario. Se non fosse un gioco che, come tale, si concede alcune movenze assurde e spettacolari, si potrebbe concludere che si ha a che fare con un simulatore di Kenjutsu, di Bojutsu e della lotta con Yari, nonchè di tutte le altre discipline marziali armate. Praticando arti marziali (Bujinkan) e usando spesso armi di questo tipo al mio Dojo riconosco almeno 5-6 attacchi reali e ripeto REALI per personaggio (escluso Cervantes con le spade maledette ed il tizio con la testa di lupo e la mazza, ovvio :D) . Quindi qui non si scherza, niente super pugni distruttori e fulmini alla Tekken, Soul Blade sta alla lotta all’arma bianca come Dead or Alive a quella a mani nude. Lotta spietata tra acciaio e nervi tesi, per capirci.

Leggendario, come ci informa il gioco stesso nei titoli di testa, questo Soul Blade/Edge. E’ uscito all’inizio dell’era PlayStation, è vero, ma merita attenzione a mio parere ancor maggiore dei Tekken. Qui Namco supera sè stessa, qui si rivoluziona il concetto di picchiaduro. E’ trascinante come pochi ma richiede concentrazione e tecnica per essere apprezzato. Se non vi piace potete sempre impostare il livello di difficoltà a facilissimo e vincere come niente, oppure darvi ai puzzle game, oppure iniziare a pensare che forse non ne capite proprio una mazza di picchiaduro. Epico.

Giudizio finale: THE LEGEND WILL NEVER DIE

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2 commenti

  1. lozioferra

     /  19 ottobre 2011

    bello ma preferisco soul calibur,specialmente il 2 con link

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