Recensione Quake 2 (1997, Id Software, PC)

Ero piccolo quando conobbi il potere nascosto dietro ad una sigla, all’epoca per me priva di significato: Id Software. Ero così piccolo che mi sedevo accanto a mio cugino ed insieme giocavamo a Doom sul suo PC. Poi fu la volta di Doom 2. Ricordi che vanno ben oltre la memoria digitale… C’era qualcosa in quel gameplay semplice e frenetico che mi colpiva, mi trascinava e mi incollava a quel buon vecchio CRT. Non ero abbastanza “grande” da capire cosa fosse, perchè succedeva ciò. Doveva passare qualche annetto ancora, quando nel giro di 2 anni ebbi in regalo dai miei fratelli prima Quake 2 e poi Quake 3 Arena. Ogni tanto penso, con orgoglio misto a malinconia, di essere uno dei pochi della mia città a possederli entrambi originali, con quelle belle confezioni di cartone di una volta, grandi e colorate, pare fatte apposta per essere incartate e messe sotto un’albero di Natale. Ho ancora quelle scatole, custodite come reliquie, e quei manuali preziosi di 50 pagine e più, risalenti ad un tempo di gaming passato, quando ancora la barbarie delle custodie dvd e la filosofia dei bilanci non aveva insterilito il nostro mondo digitale.

Nel 1997 Quake 2 era l’apice del genere FPS. Ed io ancora non lo sapevo. Ero rimasto all’idea di Doom, a quel 486 capace di dare vita alle mie prime emozioni digitali (almeno su PC, avevo già un megadrive ad allietarmi ludicamente). Ed ancora non mi spiegavo cosa fosse quella sensazione. Non erano serviti Turok ed Heretic, senza dubbio ottimi giochi ma che mancavano di qualcosa, di QUEL qualcosa. La scatola è ancora verde effetto ruggine, come su un muro di un bunker post-atomico, come quando lo ebbi in regalo. E’ difficile descrivere la gioia mista alla curiosità infantile che mi pervadeva. Mio fratello era più grande e più esperto di me, sapeva che con il nostro Pentium e la TNT Riva c’era una possibilità che il gioco non funzionasse. Era comunque un benchmark, per l’epoca. Ricordo che impostai i dettagli a medio livello, per non rischiare. Poi inizio…

Così, tra le fiamme di un destino assurdo, violento, terrificante, scaraventati in un mondo alieno, un semplice marine lotta contro un’intera razza pronta a devastare il nostro bel pianeta azzurro. Molti sono morti nell’atterraggio su Strogg, tra le schiere di mostri metà robot metà uomini che difficilmente si può definire una razza, bensì un’orda infernale. Bisogna distruggere i sistemi difensivi Strogg, così che i marine in attesa fuori dal pianeta possano contro-attaccare. Non si vede nè come è iniziato, nè in effetti non si  saprà come finirà. Sono sbucati dal nulla, questi Strogg con il solo scopo di distruggere. Scendo dalla mia capsula protettiva che si è schiantata sulla periferia della capitale Strogg, miracolosamente illesa. Stringo nelle mani il mio blaster, ed assaporo il momento in cui incontrerò il mio nemico, pronto a fargliela pagare…

Questo è il leggendario, storico inizio di Quake 2. Accompagnato da Quad Machine, uno dei soundtrack meglio riusciti della storia umana, frenetico e cattivo. Da quel passo iniziale, si faceva la storia di un intero genere. Epocale.

Graficamente il gioco era l’olimpo del 3d, nel 1997. Effetti di luce innovativi, texture dettagliate, modelli ben fatti ed altrettanto bene animati. Tutto mostrava il talento assoluto di Carmack con la programmazione di engine, talento tutt’ora confermato (vedi Rage, ultimo nato Id). La sensazione era di assoluta immersione, in un ambiente ostile, nemico, alieno, dove ogni angolo buio era pieno di orde pronte ad aggredirci senza pietà. Questa è stata sempre la sensazione degli FPS targati Id, senza eccezzioni. Vuoi per il design dei livelli (qui American McGee docet…) vuoi per i sapienti effetti di luce, per l’accurata disposizione di oggetti e nemici, oppure per gli accurati effetti sonori davvero terrificanti; è qualcosa di strano ed inquietante, davvero. Ancora oggi, pur conoscendo il gioco a memoria, si avverte la sensazione di claustrofobico attraversando i corridoi di Strogg City, guardando il cielo viola di fumi tossici, osservando le straziate camere di tortura dei nostri sventurati compagni marine.

Sul lato tecnico, se consideriamo l’anno di uscità, c’è poco da dire se non perfetto. Quindi mi dilungo sul gameplay. Dicevo di questa sensazione, stavo per comprenderle del tutto. C’è però un altro fattore da considerare, prima di tutto: Quake non è mai stato un gioco per femminuccie, è un gioco per players serii che sanno che ogni nemico che incontrano può essere la loro fine, che ogni proiettile può significare un passo avanti oppure un’occasione sprecata per il seguito. Non è possibile affrontare i Berseker, le Iron Maiden oppure i Tank Commander con la tattica kamikaze, bisogna sapere come muoversi e dove colpire, con le armi giuste. Questo per rispondere a chi ha sempre considerato i Quake semplici rispetto ad un Half Life. Quake è complesso nella lotta in sè stessa, non certo nel gameplay, è vero. Ma lo dichiara apertamente, proponendovi un gioco rude, rozzo e difficile, che trova il suo apice nella difficoltà Nightmare (“per chi a colazione mangia unghie e beve acido muriatico”, come recita il manuale), qualcosa di impressionante quanto a sfida. Dopo aver concluso il gioco a difficile, 1 anno dopo averlo concluso a Normal, finalmente mi resi conto di questa sensazione: l’Id riesce a mettere la paura dello scontro in ogni situazione. La paura di aspettarsi un Tank dietro l’angolo, la paura mentre ci combatti e mentre ti bersagliano di colpi altri sgherri, la paura che non bastano le munizioni. Carmack ed i suoi riescono a farti credere che con 200 di vita, 100 di armatura e 300 munizioni per la gatling gun tu sia al sicuro, ma te lo fanno credere per ben poco tempo: qui si sopravvive a fatica, fino a fine gioco, niente sconti e lussi. Questo è il punto: LA SFIDA. Come pochi altri FPS sanno dare. Merito anche della distopica ambientazione futuristica, tra incroci cybernetici e mondi corrotti da razze aliene, senza dubbio. Ma solo i prodotti Id possono darti questa certezza: non vi è proprio alcuna certezza che tu arriva in fondo al gioco 🙂 . La paura e la lotta serrata in un cd con 450 mb di dati, questo è Quake 2. Il multiplayer era la ciliegina sulla torta: impagabile la sensazione di connettere il mio 56k (ma solo nel 1999, per poi passare prontamente a Quake 3 😉 ) e ritrovarsi ad affrontare un deathmatch! Lì era nato il multi come lo conosciamo oggi, lì era nata la parola Frag, li erano nati i veri Quakers, passata l’era Doom e l’era Romero.

Non posso dire bene cosa sia giocare a Quake 2. Essendo un quaker conclamato, anche su Quake Live, sono di parte. Posso solo dire che questo è il vero FPS, molto più del primo episodio, e nessuno e dico NESSUNO può definirsi un esperto ed un estimatore di tale genere senza averlo provato. Chiudo comunicazione, la battaglia per Strogg incombe 😉

Giudizio Finale: EPIC FRAG

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4 commenti

  1. lozioferra

     /  15 ottobre 2011

    finito su nintendo 64, cazzarola che figata che era

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  2. jaaak87

     /  15 ottobre 2011

    Vai, giocone epico! Avevo solo la demo, ma già quella era spaventosa!

    Rispondi
    • guarda su PC originale con scatola credo sia introvabile quantomeno in buone condizioni… erano le vecchie scatole di cartone. Chissà magari qualche offerta su ebay c’è…

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