Recensione Ridge Racer Type 4 (1999, Namco, PlayStation)

La Namco è maestra nei racing arcade. Lo è da quando è stata capace di far cadere la mascella dallo stupore a tutti coloro che videro il primo Ridge Racer in sala giochi: 3d puro, con ancora le texture unicolore, ma gioco veloce, aggressivo, mangiasoldi. Una manna dal cielo per i racing. Seguono nella storia numerosi altri capitoli, sia in arcade che su console, la Ps1 ovviamente. Namco usava il System 11/12 per i sistemi arcade cioè un harware molto simile alla Ps ma con maggiori risorse ovviamente; ciò comporta un fatto spesso sottovalutato da molti: se un team conosce alla perfezione il sistema sul quale lavorare (e ripeto ALLA PERFEZIONE) il risultato può essere inficiato solo da una scarsa originalità del gioco. Ma Namco non ha mai avuto di questi problemi, fortunamente. In ogni caso, potremmo benissimo sospettare che proprio Namco stia dietro alla creazione di PlayStation poichè raramente ho visto un software sfruttare così a fondo la macchina Sony: teorie del complotto degne solo di Voyager, avete ragione … Ritornando a noi, il 2000 stava per arrivare, il nuovo millennio: il gruppo nipponico voleva festeggiare alla grande con un capolavoro. In realtà ne aveva già prodotto uno con Rave Racer, ma questa volta voleva imporre più stile, più fascino ed allargarsi ad un pubblico ancora maggiore.

Si potrebbe capire cosa sia Ridge Racer Type 4 anche solo dall’intro, strepitosa.

Perchè il gioco è proprio questo, compresa la sua colonna sonora: adrenalina.

Lo stile grafico rasenta la classe purissima anche oltre gli FMV, mostrando menu in stile minimale ma accattivanti. Poi accediamo al gioco. Qui troviamo numerose modalità: la classica carriera, time attack, salone auto, ecc.. Eppure lo stile sorprende dappertutto; la carriera è ben realizzata, impegnativa benchè corta, intrigante grazie ai dialoghi dei capi team corse che sceglierete di seguire. Capita raramente di interessarsi ed EMOZIONARSI per un finale di un gioco di corse arcade; ma una volta conclusa la storia e visto il filmato finale non potrete che emozionarvi, è così, rassegnatevi. Perchè avete concluso un gioco incredibile. La velocità dei veicoli è unica e furiosa (soprattuto dei mezzi da sbloccare) e se non si impare in fretta il sistema di drift tipico Namco è la fine: scontro ad ogni curva. Si impara in fretta il metodo di guida ma ci pensaranno avversari tosti, finali di GP imprevisti e testa a testa unici a farvi dannare fino alla fine- Però un momento, qui si tralascia un pezzo fondamentale: la grafica! Ehi, ma cosa è quella “scia rossa luminosa sul retro della mia macchina?!” … e capisci che hai appena assistito ad un complesso effetto di lighting generato dalle luci posteriori del bolide quando prende la curva a velocità folle.. Ma questa è una PlayStation, mica un Dreamcast, ci si ripete. Eppure lo splendore è proprio lì, davanti ad i tuoi occhi. E se non bastasse, osserva il riflesso delle luci delle gallerie sulle macchine, le texture ai limiti dell’ impossibile per un “misero” processore a 32 bit e per una Gpu che oggi sarebbe ridicola. Namco ci sà fare, è proprio vero: il suo altro capolavoro, Tekken 3, ne è del resto la definitiva conferma se ce ne fosse mai stato bisogno. E’ chiaro che sbandare, uscire di pista e scontrarsi sarà frequente: non si può ignorare un esempio così fulgido di design, bellezza e velocità davanti ad i nostri occhi. Ci si mette pure una colonna sonora incredibile, techno e dance con influenze pop, che trascina in ogni gara e sembri invogli ad andare ancora più veloci, anzi sembra che essa ci renda davvero più veloci (l’ultimo GP della carriera è la summa di immagine, suono e gioco su Ps1…). Gli extra consistono in 2 piste da sbloccare e altri bolidi da provare ma non ha importanza il loro numero: si gioca come folli comunque, pur avendolo finito più e più volte. Come resistere ad un mezzo che fa 300 e più km/h?

Una classifica degli arcade racing è difficile; su un ipotetico podio metterei al primo posto il leggendario Outrun 2006 della Sega è vero (è pur sempre Re assoluto del genere). Ma al secondo posto metterei questo capolavoro assoluto, in coabitazione con Sega Rally (1 o 2, è lo stesso). Perchè è stato capace di trasmettermi emozioni inaspettate, battiti all’ultima curva, proprio lì, dove si accellera nel momento dell’ “Ora o mai più”, nel sorpasso finale, per vincere la propria sfida, per stabilire un record o semplicemente… per divertirsi. … Guidate responsabilmente 😉

Giudizio finale: EPIC RACES

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